il Conte & il Mercenario

04 giugno 2006

Ciao a tutti






L'esperimento BLOG è stato sospeso... abbiamo altri progetti.
Forse un giorno CONTE ed Il sottoscritto torneremo anche a scrivere sulla rete....


PER RESISTERE A QUESTA SINISTRA PERICOLOSA PER L'ITALIA

11 aprile 2006

Italia, forza non sei rossa


Clamoroso al Cibali, diremmo nel calcio, ma la faccenda è leggermente più seria. I dati parlano molto chiaro. La sinistra è maggioranza alla camera per 25000 voti (in pratica pari al numero di elettori di Enna e Nicosia), meno dell'1 per mille degli elettori. Un niente (che va ricontato scheda per scheda). Al senato la casa delle libertà è maggioranza per voti popolari (350.000 in più rispetto ai rossi) ma per un complesso gioco di resti e cose che non sto a spiegare ha due senatori in meno.
Sinceramente non avrei mai potuto credere ad un epilogo di questo tipo dal momento che anch'io, Berluscones doc, davo per scontata una sconfitta. Ma il dato politico (al di là di seggio più seggio meno) è un altro: L'Italia non è rossa e questo lo si deve a Silvio Berlusconi che si conferma leader del più grande partito italiano (24%) e, ennesima volta nei suoi 12 anni, da spacciato che era ne esce rafforzato (tanti saluti a Follini). L'Unione dei Rossi canta vittoria ma la verità è un'altra: Prodi è politicamente morto e andrà a fare il premier di un governo che nasce debolissimo. Non è realistico, infatti pensare di governare con una coalizione di 10 partiti (in cui clamorosamente avanzano gli estremisti rifondaioli e regrediscono ds e margherita) con soli 2 o anche 5 senatori in più. Basta un'influenza o una bella diarrea che colpisce un senatore rosso ed il governo andrebbe sotto, per non contare tutti i ricattini che i vari diliberto pecoraro inizieranno a fare.
Ma la morte politica di Prodi Fassino e Rutelli non si ferma quà. Questi signori, fiancheggiati da larga parte della stampa e della tv, con grandi banche ed imprese al seguito, ci hanno disegnato per 5 anni un'Italia allo spascio, sul punto di un'insurrezione contro il tiranno di Arcore, il declino, la povertà assoluta il governo che si faceva i suoi affari ecc ecc... Sono riusciti ad influenzare anche i sondaggi che fino all' 8 Aprile sera davano sicura una larga vittoria di popolo al Curato Bonario. Cosa si scopre invece aprendo le urne? Bene si scopre che Berlusconi Fini e Casini prendono più voti del 2001 (l'anno della storica vittoria) che Forza Italia, partito di plastica (confermo) supera di 6 (e dico 6) punti il PC-PDS-Ds, che la Margherita è un fiore molto appassito (10,7 %!!) e che L'Unione può sperare di governare solo al prezzo di farsi largamente ricattare dai noglobal, dai comunisti antiitaliani, da quelli che vogliono il salario sociale insomma Povera Italia.
Pensavo che questa sarebbe stata la Pernalist più triste della storia... ma oggi è davvero un altro giorno!
Il 50 e passa degli italiani ce lo chiede: DOBBIAMO Andare Avanti.

E, si dica pure che sono un pazzo invasato, Ma

"GRAZIE PRESIDENTE"
ci hai insegnato che nella vita bisogna combattere e credere in ciò che si vuole ottenere
(anche se quella dei "coglioni" te la potevi risparmiare)

25 marzo 2006

Ferrara ti voglio bene

Cavaliere, non Caimano
di Giuliano Ferrara

Vorrei prendere da parte Nanni Moretti e spiegargli con simpatia la differenza tra un Caimano e un Cavaliere. Visto che il suo film parla di Silvio Berlusconi e reca quel titolo volutamente grottesco, e grottesca sarà l'accoglienza ideologica ed elettorale riservatagli dalle folle, accoglienza corale ed esultante, con le file davanti ai cinema, con i critici sdraiati in allegra unanimità, i premi a Cannes dopo la vittoria per celebrare la grande vendetta europea contro l'intruso, visto dunque un trionfo che nessuno tranne l'imprevisto potrà fermare e che sarà celebrato con grazia da Fabio Fazio nel suo delizioso programma radicalchic, il regista non me ne vorrà se provo a fargli una lezioncina politica irrilevante senza avere ancora visto l'opera. Un Caimano in economia e in politica ha alcune caratteristiche precise o dovrebbe averle.
Non basta un uomo molto ricco, che fattura alla grande con il suo business. Quello è un uomo di successo, un capitalista o un imprenditore che ha avuto fortuna, a certe condizioni un Cavaliere. Per definire invece un animale predatore che incuta paura alla società civile e al potere civile ci vogliono altri elementi. Bisogna che il riccone eserciti una vera influenza, e sotterranea, sotto pelle, sotto la sua stessa scorza, sul grande giro della finanza, delle banche, dei grandi gruppi industriali. Il Caimano politico divora nel silenzio, non si espone personalmente, non mette a rischio i suoi possessi, conosce l'arte della eterodirezione, sa far muovere chiunque senza che si ascolti il suo sibilo. Il suo destino si forgia nell'ombra.Un Caimano politico non zoppica, non grida al tradimento su un palco di Vicenza, non fa comizi, non si presenta alle elezioni vincendole e perdendole, non racconta barzellette, non sorride mai, non si circonda di compagni di scuola e di una ciurma improvvisata, non fa ironia su se stesso, il suo dominio dell'ambiente non è fondato sul suo Ego, per lui la dissimulazione è tutto. Vuole scomparire alla vista e ci riesce, nella sua assenza vituale si realizza la sua capacità di intimorire, anzi di terrorizzare i suoi nemici e attirare oscuramente le sue prede o i potenziali cacciatori.
Non si è mai visto nelle democrazie moderne un Caimano che abbia contro i grandi giornali, le grandi banche, i grandi imprenditori, i grandi intellettuali, i grandi programmi televisivi, i grandi magistrati, un Caimano che debba difendersi a colpi di referendum e altre ordalie sulle sue tv, uno del quale il più ricco dei ricchi possa dire, come fece Giovanni Agnelli a proposito di Berlusconi, «se vince lui vinciamo tutti, se perde lui perde solo lui». Uno così è un Cavaliere, non un Caimano. La legittima sensibilità politica e ideologica di un cineasta di sinistra, uno che ha capito quanto il cinema sia l'arma più forte, e che sa scegliere la data giusta per il lancio del suo film, dovrebbe incontrarsi con una sensibilità narrativa o poetica.
Dovrebbe capire che un Caimano politico, per essere narrativamente credibile, non fa gaffe, non è compagnone, non è il re delle segretarie e il capo amato di un'azienda, non parla la lingua di tutti i giorni, non è costretto alla sbarra in mille processi, non è inseguito tutti i giorni dalla Finanza, dai parrucconi, dalle élite arbitrali di ogni conio, è semmai lui che governa i processi a danno degli altri, lui che tira le fila dei poteri neutri, lui che governa il sistema dal di dentro, che orienta entrate e uscite nella palude del potere fin nel cuore della foresta, lui che scrive la sua stessa storia, ma non in prima persona, non con i rotocalchi elettorali, bensì mobilitando i professionisti della storia scritta, i cantori delle sue divoranti vittorie.
In ogni artista dovrebbe esserci un po' di Sancho Panza, una sana e proverbiale diffidenza verso le allegorie troppo facili, una misura ironica che gli permetta di capire la differenza tra la follia di una missione impossibile e il realismo che suggerisce ai veri potenti, ai veri Caimani, di limitarsi sempre al possibile. Purtroppo il Berlusconi mostruoso immaginato da Moretti non esiste, non esiste il suo sistema di consenso e di disciplina che avvolge gli altri animali nella rete della paura, del rispetto, della reverenza. Un Caimano politico non si sgola, non ride, non partecipa, non si invita a pranzo e a cena tutte le sere, non è familiare, non è domestico, non è bonario, non si inventa i manifesti 6 x 3, non ha nostalgia degli spot, non vara una nave elettorale per vincere le elezioni, non canta con il posteggiatore napoletano.Berlusconi è uno splendido animale politico emerso in una democrazia ferita e caotica, dove i Caimani veri hanno spadroneggiato e deciso per la vita e per la morte delle antiche istituzioni, hanno liquidato partiti e tradizioni, hanno traballato sotto la sua sferza ma non si sono mai dati per perduti, lavorando per mandarlo a sbattere alla prima curva, per fargli prendere una musata e sdentarlo alla prima occasione. Un Caimano che ha contro tutti, che prende applausi dai piccoli contro la smorfia di disprezzo dei grandi, non è appunto un Caimano, è solo un Cavaliere, e di una specie rara, caro Nanni.

Andiamo sempre più avanti

Dopo troppo tempo di assenza - C'è chi studia eh!- un post per dire che noi ci siamo che scegliamo di andare avanti e che siamo in preghiera affinchè il 9 e 10 aprile non si verifichi l'incubo più spaventoso della politica italiana: la mortadella al governo.
Intanto Marcello Pera è nuovo cittadino di Tocqueville

26 febbraio 2006

TRANQUILLI!!!

25 febbraio 2006

Il Miglior spot possibile



PROGRAMMA ELETTORALE
Ai sensi della Legge 21 dicembre 2005 n. 270
1. PREMESSA
Sei anni fa, quando nel corso del 2000 abbiamo scritto il primo programma della Casa delle Libertà, il mondo era molto diverso da quello in cui ora viviamo.
C’erano ancora le Torri Gemelle e c’era ancora la lira.
La Cina, l’India e l’Asia erano fuori dall’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Benzina e riscaldamento avevano un costo ragionevole, perché un barile di petrolio costava allora solo 28 dollari, mentre oggi il suo prezzo è più che raddoppiato.
Parole come globalizzazione o mondializzazione ancora stupivano.
Oggi tutti sanno cosa vogliono dire in concreto nella vita quotidiana: per strada, sul posto di lavoro, alla pompa di benzina, sul costo del riscaldamento.
Gli italiani ne vedono certo le opportunità. Ma vedono anche arrivare nuove difficoltà. Ed è a loro che dobbiamo dare una risposta. Una risposta valida per difendere insieme quello in cui crediamo e quello che abbiamo.
Per cominciare bisogna capire cosa è successo in questi anni.
A partire dal 2001 tutto è cambiato e di colpo. La struttura e la velocità del mondo non sono più come prima.
Il terrorismo mette in crisi la convivenza tra civiltà diverse.
In Europa l’euro ha portato indubbi vantaggi ma anche alcuni evidenti contraccolpi. Sulla via dell’assestamento il nostro Paese ha pagato un prezzo altissimo.
Le imprese italiane sono passate repentinamente dalla svalutazione competitiva della lira, fatta per decenni, ad un cambio forte. Il passaggio dalla lira all’euro nell’immediato è stato un trauma. In particolare per le famiglie italiane che, di colpo, hanno visto ridotto il proprio potere d’acquisto.
Il cosiddetto “change-over”, il passaggio lira-euro, non è stato neutrale. In nessuna parte d’Europa. E neppure in Italia.
Per questo, ed a ragione, tutto il Parlamento Europeo, con grande ritardo rispetto alla proposta italiana, ha appena chiesto la stampa della banconota da 1 euro: “Considerando il disagio che molti cittadini europei continuano ad avere nei confronti dell’euro”.
Inoltre la concorrenza, spesso asimmetrica o sleale, fatta dalla Cina, dall’India, dall’Asia in generale, ha causato e causa forti perdite e grandi paure ovunque in Europa, e non solo in Italia. Con effetti a catena.
Il prezzo del petrolio è più che raddoppiato perché l’Asia, dove si sta trasferendo la produzione industriale, divora quantità crescenti di energia e di materie prime.
Negli anni ’90 la globalizzazione non poteva essere fermata. Ma doveva e poteva essere governata su tempi e ritmi più lenti e più graduali. Come per mezzo secolo, dopo la seconda guerra mondiale, l’Occidente ha fatto con il Giappone, che rappresentava la sfida economica di allora. Invece negli anni ’90 tutto è stato fatto e spinto di colpo, per effetto di una scelta politica ispirata dalla sinistra, ansiosa di farsi così perdonare, con questo tanto improvviso quanto forsennato “mercatismo”, il suo comunismo.
Ora si vedono – li vede e li sente la gente – gli effetti di questa follia.

2. COSA HA FATTO IL GOVERNO IN QUESTI ANNI
In questi cinque anni difficilissimi per le crisi continue che via via emergevano da cause radicate nel passato (ed in specie dagli anni ’90, governati dalla sinistra: inizio della perdita di competitività, crisi dell’auto, crack finanziari, etc.) o che provenivano dall’esterno, non ci siamo lasciati prendere dallo sconforto. Siamo andati avanti.
Ora che il peggio è alle nostre spalle possiamo dire che in questi anni governando abbiamo garantito:
- la tenuta sociale del Paese. In Italia la spesa sociale per sanità, pensioni, assistenza è, infatti, cresciuta del 5% ogni anno, per circa 70 miliardi di euro (pari a circa 140.000 miliardi di vecchie lire). Inoltre, nonostante la congiuntura economica internazionale, abbiamo creato 1,5 milioni di posti di lavoro;
- la tenuta dei conti pubblici. L’Europa ha appena certificato che i nostri conti pubblici non sono affatto “allo sfascio”, come la sinistra diceva e sperava. Non solo, ma nonostante tutto siamo riusciti ad abbassare la pressione fiscale;
- la tenuta dell’economia, ora finalmente in ripresa con un buon tasso di crescita coerente con la nostra posizione in Europa.
Non è stato facile. Non abbiamo potuto fare tutto ciò che avremmo voluto ma certo abbiamo fatto molte cose in più che non erano state programmate. Le abbiamo fatte per garantire agli italiani le migliori condizioni di vita possibili in tempi che sono stati molto difficili.
Non solo. Non ci siamo limitati a gestire l’esistente. Siamo andati avanti superando immobilismi storici e resistenze continue, pagando anche tutti i costi politici del cambiamento.
Abbiamo fatto in questi cinque anni, più che nei trenta anni passati, le riforme che erano necessarie e prioritarie nell’interesse presente e futuro dell’Italia.
3. LE 36 GRANDI RIFORME DEL GOVERNO BERLUSCONI
1) Riforma della seconda parte della Costituzione
2) Riforma della disciplina del lavoro (Legge Biagi)
3) Riforma del fisco: no tax area, riduzione aliquote, abolizione della tassa di successione e donazione
4) Riforma delle pensioni e aumento delle pensioni sociali
5) Riforma della scuola
6) Riforma della docenza universitaria
7) Riforma degli enti di ricerca
8) Legge Obiettivo per le grandi opere
9) Fondo unico per il Sud e riforma degli incentivi
10) Riforma della disciplina sull’immigrazione
11) Abolizione del servizio militare obbligatorio
12) Sicurezza: carabinieri e poliziotti di quartiere, antiterrorismo, lotta alla criminalità, legge sulla droga e legge sulla legittima difesa
13) Legge per le grandi imprese in crisi, lotta alla contraffazione, sostegno del made in Italy, semplificazione norme e procedure, riduzione del costo del lavoro e delle imposte sul reddito delle società
14) Riforma del diritto fallimentare
15) Riforma del diritto societario
16) Riforma del mercato dell’energia
17) Legge sull’impresa sociale e defiscalizzazione donazioni per il no-profit
18) Riforma per la modernizzazione dell’agricoltura e della pesca
19) Nuova legge elettorale e voto degli italiani all’estero
20) Nuova legge per la tutela del risparmio e sulla Banca d’Italia
21) Riforma della Protezione Civile
22) Riforma dell’ordinamento giudiziario
23) Riforma del processo civile
24) Disciplina del conflitto d’interessi
25) Codice della comunicazione e riforma del sistema radiotelevisivo
26) Codice per la tutela dei beni culturali
27) Codice della nautica da diporto
28) Codice della navigazione aerea
29) Codice della proprietà industriale
30) Codice del consumatore
31) Codice della strada e patente a punti
32) Codice dell’amministrazione digitale e riforma della Pubblica Amministrazione
33) Codice delle assicurazioni
34) Codice dell’ambiente
35) Codice degli appalti
36) Codice per la protezione dei dati personali

4. I VALORI OLTRE LA CRISI DEI VALORI: LIBERTA’, IDENTITA’, SICUREZZA
Nel 2000 la Casa delle Libertà è nata dalla libertà, nella libertà e per la libertà. E’ proprio questa la ragione del suo nome.
La politica internazionale del Governo si è mossa, appunto, dal valore della libertà, e dal fondamentale rapporto tra pace e libertà. E’ un valore che abbiamo difeso e promosso, e che riteniamo faccia parte delle aspirazioni e delle possibilità di tutti i popoli.
In un mondo sfidato dal terrorismo e attraversato dal rischio dello scontro tra le civiltà, noi poniamo la costruzione della pace e il dialogo tra i popoli come fondamentale dovere della nostra politica internazionale. A questo dovere sono ancorate le nostre alleanze e relazioni, le nostre missioni all’estero e più in generale la linea di condotta del nostro Paese sullo scacchiere mondiale.
In questo contesto resta cruciale la scelta europeista e atlantica.
La costruzione di un’Europa dei popoli più unita, ispirata all’originale principio di sussidiarietà e con caratteristiche più federali costituisce un punto fermo della nostra comune agenda del Governo.
Nel 2006 alla libertà si deve ora aggiungere un altro valore, complementare alla libertà: la sicurezza della nostra identità.
Questo può sembrare un punto difficile da spiegare, ma è un punto essenziale, perché non c’è un futuro di libertà, se si perde l’identità.
E’ su questo confine, tra passato, presente e futuro, che si staglia la differenza tra due visioni della vita e del mondo.
Proprio per questo, dobbiamo aprire al nuovo senza rinunciare a noi stessi rafforzando insieme le nostre tradizioni, la nostra identità, la nostra libertà. Perché solo conservando i valori oltre la crisi dei valori, si conserva l’identità e si vive la libertà.
In questa strategia lo Stato nazionale e federale, somma dei nostri valori comuni e sede del nostro comune destino, ha un ruolo fondamentale. Un ruolo sussidiario e riequilibratore tra passato e futuro, tra interno ed esterno.
Un ruolo a difesa delle radici giudaico cristiane dell’Europa e a contrasto di ogni fondamentalismo.
Questo è il cuore del nostro programma. Questo è il centro strategico del nostro disegno tanto sul lato politico quanto sul lato economico, tanto in Italia quanto in Europa: la difesa dei valori religiosi e dei principi morali, la difesa della famiglia e delle nostre radici, l’impegno a rispettare la nostra civiltà da parte di chi entra, la difesa delle nostre fabbriche, del nostro lavoro e la valorizzazione del nostro ambiente.

5. COSA FAREMO IN FUTURO
1) Continueremo nella realizzazione del nostro piano di riforme e di modernizzazione del Paese.
2) Continueremo la nostra politica estera consolidando il ruolo da protagonista del nostro Paese grazie alla sua nuova credibilità internazionale. Riaffermeremo il nostro impegno nei confronti dell’Europa (nel rispetto dei vincoli di bilancio e delle normative comunitarie), la nostra alleanza con gli Stati Uniti d’America e la promozione nel mondo di istituzioni libere e democratiche.
3) Continueremo nell’azione di ammodernamento e di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e nella azione di contrasto ai privilegi, ai favoritismi e agli sprechi.
4) Continueremo a creare opportunità di lavoro per tutti, soprattutto per i giovani e per le donne.
5) Continueremo ad aumentare la sicurezza dei cittadini.
6) Continueremo nella nostra azione di aiuto e di sostegno alla famiglia, garantendo servizi pubblici sempre più di qualità nella scuola e nella sanità. E introducendo il quoziente familiare.
7) Continueremo la realizzazione del piano decennale delle grandi opere e l’azione di valorizzazione dei beni culturali quale fondamento della nostra identità e volano di sviluppo economico.
8) Continueremo a sostenere le imprese, ed in particolare le piccole e le piccolissime imprese, che sono gli insostituibili motori dello sviluppo economico e del mercato e continueremo nella politica di sostegno del made in Italy, garanzia di creatività e qualità in tutto il mondo.
9) Vareremo un importante programma di edilizia per chi necessita di una casa.
10) Ridurremo il costo dello Stato in modo da far pagare meno tasse ai cittadini.
Noi non dobbiamo cambiare campo. Come è evidente abbiamo già il nostro campo: il nostro programma di Governo e l’azione coerente e continua che ne è seguita, superando difficoltà e ostacoli nuovi ed imprevisti. E’ dunque ancora sul vecchio campo che ora dobbiamo e possiamo fare una nuova semina.
Quelle che seguono sono alcune proposte che si sommano al nostro programma del 2001 ed all’azione in corso da parte del nostro Governo.
Sono proposte concentrate in settori specifici, che vanno dalla finanza pubblica all’ordine pubblico, dal fisco allo sviluppo economico, dalla competitività alla ricerca, dal Sud fino alla nostra speranza di vivere e far vivere gli italiani in una società più solidale.
PUNTO N. 1: FAMIGLIA
1. La famiglia, intesa come comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna, è al centro di molte misure già varate in questi anni e sarà il centro privilegiato del rapporto fiscale basato sul criterio del quoziente familiare.
2. Il “Bonus bebè” per favorire la natalità. Sostegno alle famiglie meno agiate per l’acquisto di latte artificiale, fino ai sei mesi di età dei nuovi nati. 3. Creazione sul modello francese, di un libretto vincolato per ogni nuovo nato, per aiutare le famiglie nel costo degli studi. Sostegno alle famiglie per una effettiva libertà di scelta educativa tra scuola pubblica e scuola privata.
4. Prosecuzione del piano di investimenti in asili aziendali e sociali, attraverso detassazione e fondi pubblici.
5. “Bonus locazioni”, per aiutare le giovani coppie e i meno abbienti a sostenere l’onere degli affitti.
PUNTO N. 2: SUD
Piano decennale straordinario per il superamento della questione meridionale
1. Potenziamento, completamento e realizzazione delle infrastrutture previste nel piano (porti, reti stradali e autostradali, Alta capacità ferroviaria, Ponte sullo stretto).
2. Federalismo fiscale solidale e misure di fiscalità di Sviluppo (compensativa) a favore delle aree svantaggiate.
3. Zone e porti franchi.
4. Contrasto alla criminalità organizzata.
5. Sviluppo Banca del Sud.
PUNTO N. 3: SVILUPPO ECONOMICO E COMPETITIVITA’
1. Creazione di un ulteriore milione di posti di lavoro, avendo come obiettivo la piena occupazione con particolare attenzione al Sud.
2. Le liberalizzazioni negli anni '90, avrebbero dovuto essere fatte prima delle privatizzazioni od in parallelo a queste e non dopo. E’ stato fatto il contrario creando così monopoli o quasi monopoli.
Occorre quindi più concorrenza nella gestione dei servizi in settori nevralgici come le banche, le assicurazioni, l’energia, le autostrade, le telecomunicazioni.
Introduzione del principio della libera, immediata e gratuita “portabilità” del proprio conto da una banca all’altra (come per i telefonini) per far crescere la competizione bancaria.
3. Nuova legge sulle professioni.
4. Per far ripartire l’economia:
I detassazione degli utili reinvestiti in attivi produttivi;
II prosecuzione e sviluppo della riduzione del cuneo fiscale;
III detassazione integrale degli straordinari;
IV rimborsi IVA in tempo commerciale (da 60 a 90 giorni), per lasciare liquidità nelle imprese;
V obbligo di versamento IVA solo dopo il reale incasso della fattura, per non penalizzare le imprese che già hanno problemi di clientela insolvente.
5. Sviluppo ulteriore della nuova legge sui distretti industriali.
6. Basic Tax del 5% omnicomprensivo, per microiniziative di giovani o anziani.
7. Abolizione totale della tassa sulle piccole insegne commerciali.
8. Graduale progressiva riduzione dell’IRAP.
9. Riduzione IVA sul turismo, sul modello della Francia.
10. Misure fiscali di incentivo per l’attrazione in Italia di residenti esteri (come in altri Paesi).
11. Microcredito: superare da un lato l’usura e dall’altro lato il costo delle banche, utilizzando la sede degli sportelli postali per combinare la massa del microrisparmio con la domanda di microfinanziamenti per piccoli investimenti produttivi. Soprattutto da parte dei giovani.
12. Agricoltura: completamento del disegno strategico di questi anni da
realizzare attraverso:
- definizione d’intesa con le Regioni di un programma unico per integrare e coordinare gli interventi comunitari, le politiche di mercato, la ristrutturazioni delle grandi filiere nazionali, lo sviluppo delle misure e il sostegno dei distretti agricoli e agroalimentari introdotti con l’ultima legge finanziaria;
- consolidamento dei nuovi mercati locali di prodotti alimentari e di servizi nonché del rapporto diretto tra imprese agricole e consumatori;
- realizzazione di un Piano Unico di Sviluppo rurale di concerto con le Regioni;
- investimenti sul capitale umano per garantire un ricambio generazionale;
- rilettura della normativa sulla caccia e sui parchi alla luce delle più recenti esperienze applicative.

PUNTO N. 4: FISCO
1. Proroga e attuazione della Legge delega per la riforma fiscale (2003), con l’obiettivo di portare la pressione fiscale sotto il 40% del prodotto interno lordo, con focalizzazione sulla famiglia attraverso una “no tax area” specifica. In particolare, si terrà conto della composizione del nucleo familiare (quoziente familiare), del lavoro della casalinga (lavori di cura), dei disabili e degli anziani a carico.
2. Avanzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale già contenute nella legge finanziaria: riforma della riscossione esattoriale, potenziamento della partecipazione dei Comuni all’accertamento tributario. Nuove misure per attivare il contrasto d’interessi tra prestatori di servizi e consumatori sul modello della detrazione del 36% per i lavori dell’edilizia abitativa.
3. Riforma degli studi di settore che sono alla base degli accertamenti
tributari partendo dalla conoscenza oggettiva delle realtà territoriali. In
questa logica coinvolgendo anche i Comuni.
PUNTO N. 5: FINANZA PUBBLICA
Dentro la struttura della nostra finanza pubblica, come si è via via formata in questi ultimi trenta anni, noi vediamo emergere 5 punti caratteristici essenziali:
a) l’attivo è superiore al passivo. Il patrimonio pubblico (circa 1.800 miliardi di euro) è in specie superiore al debito pubblico (circa 1.500 miliardi di euro);
b) tutto il passivo è collocato come debito pubblico sul mercato, mentre la parte di attivo che potrebbe essere collocata e valorizzata sul mercato, fatta da azioni, aziende, immobili, crediti, diritti di concessione, etc. (fino al 40% del totale, fino a circa 700 miliardi di euro) è ancora in mano pubblica;
c) simmetricamente, il grosso del risparmio privato è direttamente ed indirettamente investito in passività (ed in specie in titoli del debito pubblico) e non in attività;
d) mentre quasi tutto il debito pubblico è del Governo centrale (dello Stato), il grosso del patrimonio pubblico che può essere collocato e valorizzato sul mercato – circa i due terzi del totale – è dei Governi locali (Regioni, Province, Comuni). Da ultimo, mentre il Governo centrale (lo Stato) tende a privatizzare, molti Governi locali seguono il processo opposto tendendo a pubblicizzare;
e) mentre quasi tutto il prelievo fiscale è centrale (dello Stato), la parte crescente della spesa pubblica discrezionale è locale (di Regioni, Province, Comuni).
La nostra proposta è un grande e libero patto tra Stato, Regioni, Province, Comuni, risparmiatori ed investitori.
Un patto che:
- realizzi il federalismo fiscale solidale, di cui all’art. 119 della Costituzione. L’attuazione di questo federalismo fiscale è ormai da tutti considerata necessaria. Non sarà causa di aumento, ma all’opposto di riduzione della spesa pubblica. Maggiore trasparenza dei conti, maggiore efficienza, minore evasione e minori sprechi. Soprattutto maggiore e più diretto controllo da parte dei cittadini sul governo della cosa pubblica;
- riduca il debito dello Stato, immettendo sul mercato una quota corrispondente di patrimonio pubblico;
- offra a risparmiatori ed investitori maggiori e migliori opportunità di impiego privato dei loro capitali.
Gli effetti finali attesi sono: abbattimento del debito pubblico; minore costo del debito pubblico residuo; maggiore trasparenza, responsabilità ed efficienza della spesa pubblica; rilancio dell’economia.
Solo su questa base, non aumentando le tasse sulla casa, sul risparmio, sulle partite IVA, ma abbattendo la manomorta del debito pubblico, l’Italia può ripartire.
L’effetto positivo cumulato atteso è stimabile in termini di 1 punto di prodotto interno lordo di minore spesa pubblica corrente e di 1 punto di prodotto interno lordo di maggiore crescita.
Sommando questi effetti con gli effetti dell’azione concreta già avviata contro l’evasione fiscale, per ridurla del 30% (con la riforma delle esattorie, con il potenziamento della partecipazione dei Comuni all’accertamento, con il potenziamento dell’amministrazione finanziaria, con il progetto della riforma dal basso e non dall’alto degli studi di settore), possiamo assumere che tutte le ipotesi di intervento di finanza pubblica presenti in questo programma siano ampiamente coperte.
PUNTO N. 6: CASA
1. “Piano casa”: realizzazione del piano attraverso il riscatto da parte degli inquilini delle case di proprietà pubblica e conseguente finanziamento di mutui per acquisto, affitti e costruzione di abitazioni per giovani coppie, nonché forme di “RISPARMIO CASA” sul modello tedesco e austriaco.
2. Detassazione degli investimenti in riscaldamento e/o difesa termica delle abitazioni.
3. Detassazione degli investimenti per la costruzione nelle città di nuovi posti-auto sotterranei.
4. Fondo pubblico di garanzia per i mutui contratti dai condomini per le opere di manutenzione e/o ristrutturazione.
5. Stabilizzazione definitiva delle norme fiscali (IVA + Imposte dirette) sui lavori di ristrutturazione edilizia.
6. Applicazione della Legge Obiettivo anche alle città con agevolazioni agli interventi di riqualificazione urbana/demolizioni/ricostruzioni.
PUNTO N. 7: SANITA’
1. Completamento del piano per l’eliminazione delle liste d’attesa.
2. Incremento dei fondi per la ricerca sanitaria.
3. Riforma della Legge 180 (malati di mente), fortemente avvertita dalle famiglie.
4. Educazione sanitaria nelle scuole.
5. Misure di prevenzione per le popolazioni giovanili e quelle immigrate.
PUNTO N. 8: RICERCA ED ENERGIA
1. Libera trasformabilità delle Università in Fondazioni, in modo da aprire le università italiane ai contributi della società civile, al mercato, all’estero.
2. Incremento degli investimenti pubblici in ricerca pubblica e privata.
3. Importazione tale e quale dalla Francia in Italia dei 4 “fondi di fondi” per finanziare gli investimenti in ricerca.
4. Raddoppio della detassazione degli utili se reinvestiti in ricerca ed innovazione tecnologica.
5. Realizzazione dei rigassificatori già autorizzati (Nord, Centro, Sud) per ridurre la nostra dipendenza dall’estero.
6. Realizzazione di termovalorizzatori eliminando lo scandalo della spedizione all’estero dei rifiuti solidi urbani (applicando il principio di responsabilità nazionale e locale: tanto si produce, tanto si deve smaltire).
7. Incentivi alla diversificazione, alla cogenerazione, all’uso efficiente di energia, alle fonti rinnovabili (vere, non assimilate), dal solare al geotermico, dall’eolico alle biomasse, ai rifiuti urbani, per ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese.
8. Diversificazione del funzionamento degli impianti elettrici ad olio combustibile attraverso il ricorso al carbone pulito.
9. Partecipazione ai progetti europei di sviluppo del nucleare di ultima generazione.
PUNTO N. 9: SOCIETA’ SOLIDALE
1. Incremento ad 800 euro delle pensioni minime, oggi a 551 euro e mantenimento del potere di acquisto delle pensioni, attraverso il recupero dell’inflazione.
2. Agevolazioni per le persone oltre i settant’anni, come ad esempio: eliminazione canone TV; carta oro per accesso gratuito a viaggi ferroviari, teatri, cinema, stadi, etc..
3. Continuità nell’assegnazione di libri di scuola gratuiti per le famiglie meno agiate ed estensione fino al 18° anno di età per garantire la fruizione del diritto/dovere all’istruzione.
4. Stabilizzazione del 5x1000 ed estensione all’intera quota di imposte per volontariato, non-profit, ricerca, etc..
5. Introduzione di un secondo 5x1000 a sostegno delle famiglie con disabili.
6. Tesseramento ed assicurazione gratuita dei giovani che praticano sport.
7. In conseguenza dell’abolizione della leva obbligatoria, potenziamento del servizio civile nazionale, per i giovani, su base volontaria.
PUNTO N. 10: GIUSTIZIA E SICUREZZA TERRITORIALE
Terminare l’opera intrapresa nella legislatura 2001/2006 con il completamento della riforma dei codici e la definitiva razionalizzazione delle leggi esistenti con particolare attenzione ai seguenti punti:
1. Sicurezza del territorio. I cosiddetti piccoli reati sono un grande problema per i cittadini: furto in appartamento, furto d’auto, spaccio di droga, prostituzione, etc.
La repressione di questi reati deve essere fatta con l’inasprimento delle pene, in loco ed in tempo rapido, correggendo tanto le leggi degli anni ’90 che hanno allontanato gli Uffici giudiziari dai territori dove erano commessi i reati, quanto attuando l’art. 106 secondo comma della Costituzione.
2. Aumento fino a diecimila unità dei poliziotti e dei carabinieri di quartiere e fondi di incentivazione per le polizie locali.
3. Rafforzamento del contrasto all’immigrazione clandestina e ingresso dei lavoratori nel Paese nei limiti stabiliti dalle quote, con precedenza ai Paesi che garantiscono la reciprocità dei diritti.
4. Certezza della pena, prevedendo che i condannati con sentenza definitiva scontino effettivamente la pena inflitta (con particolare attenzione per i reati contro la persona). Per i reati minori previsione di pene alternative al carcere quali i lavori socialmente utili al fine del reinserimento sociale del condannato.
5. Inasprimento delle pene per i reati di violenza sui minori e sulle donne e gratuito patrocinio a favore delle vittime di tali reati.
6. Completamento della riforma dell’ordinamento giudiziario. Dopo la distinzione delle funzioni tra Pubblico Ministero e Giudice già realizzata nella legislatura 2001/2006 è necessario passare ad una riforma di ancor maggior garanzia per i cittadini arrivando alla separazione delle carriere.
7. Attuazione dei principi costituzionali del giusto processo per una maggior tutela delle vittime e degli indagati.
8. Riformulazione dell’attuale normativa anche costituzionale in tema di responsabilità penale, civile e disciplinare dei magistrati, al fine di aumentare le garanzie per i cittadini.
9. Completamento della riforma del codice di procedura civile con ulteriore snellimento dei tempi di definizione e particolare incentivo alle procedure extra giudiziali.
10. Riforma della normativa civile e penale relativa ai minori con l’istituzione del Tribunale della famiglia.
11. Riforma del codice penale in conformità ai principi del punto 4 (certezza della pena) e del codice di procedura penale in conformità del punto 7 (giusto processo).
Questo programma completa e qualifica quanto è stato realizzato nella passata legislatura, consolidandone i risultati e rendendo irreversibile la trasformazione e la modernizzazione del Paese.
Roma, 24 febbraio 2006

17 febbraio 2006

Macedonia unione, ananas e broccoli uniti per vincere

Vladimir Luxuria vicino a Mastella, il NOGLOBAL Caruso al fianco dell'ex toga rossa D'Ambrosio,
i Trotskysti del PRC vicino a Rutelli, la rosa del pugno al fianco dell'udeur....e la lista potrebbe continuare all'infinito ....ma come farà mai questa accozzaglia informe di partiti uniti solo dall'antiberlusconismo a governare un grande paese come L'Italia???!!'questo è un dilemma tremendo a cui non c'è risposta se non una: "NON Ce LA FARANNO MAI"
Il centrosx è bloccato da contrasti, dispute e faide interne tali da produrre una crisi di governo ogni 9 mesi, una spaccatura ogni 2 mesi e rimpasti continui...Che scenario tetro nel caso di vittoria della C.d. Unione(quasi sovietica)... faccio alcuni esempi sotto gli occhi di tutti:

1) sui pacs c'è scontro fra le due anime dell'unione quella "catto"(udeur e margherita) e quella comunista(Prc, PCI,Ds,rosa nel pugno),scontro non sanato dal programma in cui sono scritte 4 righe da cui nulla si evince!(leggi post sotto)
2)un giorno rutelli è favorevole al nucleare, il giorno dopo Pecoraro Scanio parla di "fandonie di rutelli"
3) la Tav:Prodi "s'a da fare, punto e basta", Bertinotti: "nel programma non c'è e non si fa"
4)al vertice dell'Unione: I repubblicani europei prima si staccano dall'unione(poi gli accordano un posto di sotto-governo e pace è fatta), Mastella và via dopo 5 minuti nero nero nero, La rosa nel Pugno(3 partiti) rappresentati da Emma Bonino vanno via sbattendo la porta, Uno dei portavoce dei Comunisti italiani dice "che non firmeranno il programma perchè troppo moderato" e potrei davvero continuare per ore...
5) ritiro immediato delle Forze di pace italiane dall'Irak o calendario di rientro peraltro già anticipato dalla cdl?
6) Medio-oriente: Rutelli in Israele:"il governo italiano ha fatto bene a mantenere buoni rapporti con lo Stato d'Israele" Rifondazione Comunista: "10,100,1000 Nassirya"

Insomma nella macedonia dell'unione ci sono ananas e broccoli, capre e fragole....un piatto davvero di pessimo gusto!

Fini, una lezione di puro stile al centrosinistra

Eh sì miei cari 5 lettori, Il nostro ministro degli esteri in quota AN (nonchè miglior punta del tridente cdl), Gianfranco Fini ha proprio dato una lezione di stile a quel centro-sx che per amor di prendere un voticino in più , per amor di avere una poltroncina in più, insomma per bramosia di potere, raccoglie in un cartellone elettorale 108423 simboli di partito ognuno dei quali discorde con gli altri 108422 su quasi tutto.
Senza andare lontano un'esempio eccellente di responsabilità politica è stato dato dall'ex-cancelliere tedesco Shroeder il quale, pur essendo in svantaggio nei sondaggi di ben 14 punti percentuali rispetto alla cristiano-democratica Merkel, non ha stretto accordi con la sinistra estrema con la quale avrebbe vinto le elezioni!!!Cosa che il centrosx italiano guidato(???) da Romano Prodi non sarebbe mai in grado di fare...d'altronde a loro non interessa governare bene (basti leggere programma di 280 pg che non contiene un solo progetto concreto, solo chiacchere vacque ed inconcludenti), ma occupare poltrone, togliere il cavaliere dal governo dell'Italia per poi opporre il nulla categorico.
Cosa del tutto diversa accade nel centrodx dove il leader di An si oppone a forze culturalmente inconciliabili con i valori democratici(forza nuova e fronte nazionale), dando sfoggio della grande caratura politica e della passione di An per i valori di una destra nazionale, nuova e moderna.

12 febbraio 2006

Per il bene dell'Italia


Sfondo giallo canarino, testo nell'immancabile verde ulivo (anche se ora c'è scritto Unione), è così che si presenta la copertina dell'attesissimo "programma" di governo di Prodi e compagni.
Lasciando stare la veste grafica un po' scadente, è aprendolo che viene il bello (o brutto a seconda della prospettiva da cui lo si vuol giudicare).
Già l'indice non promette bene: 279 pagine di programma!! manco dovessero governare per i prossimi 50 anni
Vi dirò la verità io non l'ho letto tutto e sfido chi mai lo farà, ho dato una sbirciatina quà e la nei titoli che sembravano più intriganti e ho avuto una interessante e sconvolgente impressione: hanno avuto la straordinaria capacità di utilizzare 280 pagine formato A4 per non dire nulla.
Nella mia visione berlusconiana della vita un programma dovrebbe essere più o meno un elenco di obiettivi da raggiungere e di modi in cui raggiungere tali obiettivi: voglio rilanciare l'economia? bene abbasserò le tasse al 39% costruirò il ponte X il traforo Y ecc... Nel programma di Mortadella nulla di tutto ciò: solo principi, buone intenzioni auspici, qualche cosa di buon senso c'è, è ovvio, ma è nei temi cruciali che enormi giri di parole coprono il nulla (come potrebbe essere altrimenti in una accozzaglia che va da mastella a luxuria? da Craxi figlio a D'Ambrosio?). Non una cosa concreta, "acqua fresca" insomma. Un esempio? Si è tanto parlato dei PACS per le unioni di fatto: l'accordo c'è non c'è lo abbiamo trovato ecc... Insomma è un tema importante direte voi se ha richiesto 3 vertici dei capi per dirimerlo. Ecco cosa si dice sulle unioni di fatto in 279 pagine (testo in rosso per ovvi motivi):

"L'Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti,
prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle
unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di
un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi
né il loro orientamento sessuale. Va considerato
piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di
relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà),
la loro stabilità e volontarietà."

Che Vor Dì sta cosa?? Bho ad interpretazione: dal matrimonio gay a semplici contratti di diritto civile... E certo come si fa ad accordare Mastella & Pannella? Non si può.

Non vinceranno

W l'Italia libera

10 febbraio 2006

Foibe

Si sono opposti alle inchieste per 60 anni aspettando che morissero tutti i testimoni. I sopravvissuti ed impuniti sono queste persone che tra l'altro godono da sempre della pensione dello stato. C'è voluta una legge del 2004 voluta dalla CDL, per riconoscere i diritti dei profughi Italiani.

- - - CIRO RANER - - -

Ciro Raner

Età: 83 anni

Residenza: Croazia.

Incarico: comandante nel 1945-46 dei lager di Borovnica vicino Lubiana.

Testimonianze: il racconto di un sopravvissuto, deposizioni scritte degli ex deportati e un documento del ministero degli Affari Esteri.

Pensione INPS: 569.750 lire per tredici mensilità. 50 milioni circa di arretrati.

Le sue azioni valorose:

Dal maggio 1945 al marzo 1946 Ciro Raner comandò il campo di concentramento di Borovnica in cui sono stati deportati oltre duemila italiani, in gran parte militari che si erano arresi. "Eravamo in fila con un scodellino per avere un mestolo d'acqua sporca e patate (...), quello davanti a me cercò per fame di raschiare il fondo della pentola. Subito la guardia partigiana lo colpì con una fucilata trapassandogli il torace. Arrivò il Raner che, dopo aver preso la mira, diede il colpo di grazia al ferito sparandogli alla nuca". Questo il racconto di Giovanni Prendonzani, sopravvissuto a Borovnica e ancora in vita a Trieste, città nella quale ha rilasciato la sua testimonianza ai Carabinieri. Sempre nel lager di Borovnica: " Il 15 maggio 1945 due italiani lombardi per essersi allontanati duecento metri dal campo furono richiamati e martorizzati col seguente sistema: presi i due e avvicinati gomito a gomito li legarono con un fil di ferro fissato per i lobi delle orecchie precedentemente bucate a mezzo di un filo arroventato. Dopo averli in questo senso assicurati li caricavano di calci e di pugni fino a che i due si strapparono le orecchie. Come se ciò non bastasse furono adoperati come bersaglio per allenare il comandante e le drugarize (sentinelle, ndr) che colpirono i due con molti colpi di pistola lasciandoli freddi sul posto". Questo racconto è riportato sul documento n. 62, archiviato nella stanza 30 al primo piano del ministero degli Affari Esteri e consegnato al giudice Pititto.

- - - NERINO GOBBO - - -

Nerino Gobbo

Età: 79 anni.

Residenza: Slovenia.

Incarico: nel maggio-giugno 1945 responsabile di Villa Segré a Trieste luogo di tortura delle milizie titine.

Testimonianze:denuncia alle autorità alleate, riportata negli annali del Comitato di liberazione nazionale dell'Istria, sentenza della Corte d'Assise di Trieste che lo condanna in contumacia a 26 anni di reclusione.

Pensione INPS:532.500 lire per tredici mensilità. 30 milioni circa di arretrati.

Le sue azioni valorose:

Nerino Gobbo, conosciuto come il comandante "Gino", ricopriva l'incarico di commissario del popolo delle milizie di Tito, che con il IX Corpus avevano occupato il capoluogo giuliano il primo maggio 1945. Fino a metà giugno fu responsabile di Villa Segré di Trieste. Silvana Spagnol, membro del Comitato di liberazione nel capoluogo giuliano, denunciava agli alleati nel 1946 la scomparsa della professoressa di lettere del liceo Petrarca, Elena Pezzoli, membro della resistenza. "Il 20 maggio 1945, Elena Pezzoli era tradotta in macchina da agenti in borghese a Villa Segré, sede del commissariato del secondo settore dipendente dalla Difesa popolare (le milizie degli occupanti titini, ndr). (...) La Pezzoli fu torturata nella notte del 21 maggio e si sono uditi i lamenti e i rumori di cinghia (...). Il giorno 9 giugno la Pezzoli era scomparsa e con lei il comandante Gino, Nerino Gobbo". Questo si legge nella denuncia acquisita dalla magistratura di Roma. Acquisita pure la sentenza del 17 gennaio 1948 della Corte d'Assise di Trieste, in cui i giudici scrivevano: "Dopo qualche giorno tutta la squadra si trasferiva à Villa Segré assumendo il nome di squadra volante (...), e passava alle dirette dipendenze del commissario del popolo, Gino, di nome Nerino Gobbo. (...) Come risultò dalle deposizioni dei testi tutti i detenuti venivano bastonati e seviziati, taluni costretti a bastonarsi a vicenda e persino a mettere la testa nel secchio delle feci". Gobbo fu condannato in contumacia a 26 anni di reclusione.

- - - FRANCO PREGELJ - - -

Foto non disponibile

Età: 80 anni.

Residenza: Slovenia.

Incarico:commissario politico del IX Corpus del maresciallo Tito a Gorizia.

Testimonianze: denuncia dei familiari delle vittime e documento del PCI.

Pensione INPS: 569.650 lire per tredici mensilità. 45 milioni circa di arretrati.

Le sue azioni valorose:

dal primo maggio al 9 giugno 1945, il comandante "Boro", alias Franco Pregelj fu il commissario politico del IX Corpus dell'esercito partigiano jugoslavo, che aveva occupato Gorizia. Dei 900 italiani deportati dal capoluogo Isontino, 665 non tornarono più a casa. Fra gli scomparsi anche Licurgo Olivi e Augusto Sverzutti, entrambi esponenti del Comitato di Liberazione. "La mattina del 5 maggio 1945 furono invitati a salire su una macchina, sulla quale c'era anche il professor Mulitsch e il commissario Boro. Giunti in piazza della Vittoria il professor Mulitsch fu fatto scendere mentre la macchina proseguì verso il palazzo Coronini (comando del IX Corpus titino a Gorizia, N.d.R.). Da allora non sono più tornati".Questo hanno denunciato i familiari di Sverzutti nel 1946 alla questura del capoluogo isontino. Emilio Mulitsch, responsabile del CLN di Gorizia, ha confermato la vicenda con una relazione conservata nell'Ufficio storico del PCI (documento 4004, pagg. 1-4, reg. C). Lo studioso pordenonese Marco Pirina ha trovato negli archivi sloveni i numeri di matricola di Sverzutti (n. 1728) e Olivi (n. 1799), deportati nel carcere di Lubiana, un ex manicomio. L'ultima registrazione del 30 dicembre 1945 indica che i prigionieri sono stati trasferiti verso "ignote destinazioni". L'intera documentazione è nei fascicoli della Procura di Roma.

- - - GIORGIO SFILIGOI - - -

Foto non disponibile

Età: 74 anni.

Residenza: Slovenia.

Incarico:collaboratore del IX Corpus jugoslavo.

Testimonianze:esposto alla Procura di Gorizia del commissariato di pubblica sicurezza di Cormons.

Pensione INPS: 571.850 lire per tredici mensilità. 20 milioni circa di arretrati.

Le sue azioni valorose:

Sergio era il nome di battaglia di Sfiligoi, che dal 1944 al 1945 fu utilizzato come "deportatore" di italiani dal IX Corpus del Maresciallo Tito. "Il 29 aprile 1945 (...) Sfiligoi Giorgio prelevò, presso le proprie abitazioni le seguenti persone: Brurnat Marino, Bullo Giuseppe, Tavian Giovanni, Ronea Enrico, Gasparutti Rodolfo e Pascolat Francesco. All'insaputa del locale Comitato di liberazione furono trasferiti, la notte del 30 aprile a (...) Idria, ove furono consegnati ai partigiani sloveni. Il 1 maggio successivo (...) Mons. Angelo Magrini si recò in Idria, ove ottenne la liberazione dei catturati, i quali fecero ritorno a Cormons presso le loro abitazioni. Nella notte del 6 maggio 1945, i predetti sventurati furono nuovamente prelevati dallo Zulian Nerino, dal Marini Clodoveo e dallo Sfiligoi Giorgio e trasportati - a mezzo di un autocarro - a Caporetto e là consegnati allo Zulian Mario che li freddò". Ciò è quanto si legge nell'esposto del commissariato di pubblica sicurezza di Cormons del 10 maggio 1949 acquisito agli atti.

- - - OSCAR PISKULIC - - -

Foto non disponibile

Età: 83 anni.

Residenza: Croazia.

Incarico: capo dell'Ozna, la polizia segreta di Tito, a Fiume dal 1943 al '47.

Testimonianze:familiari delle vittime, un membro del CLN di Fiume e documenti vari.

Pensione INPS: dato non disponibile.

Le sue azioni valorose:

Oscar Piskulic, detto "Zuti" (il giallo), fu dal 1943 al 1947 il capo della temuta Ozna, la polizia segreta jugoslava a Fiume. L'avvocato Augusto Sinagra, che con la sua denuncia ha avviato l'inchiesta sul genocidio delle foibe, accusa proprio Piskulic e altri funzionari dell'Ozna, fra i quali gli italiani Norino Nalato e Giuseppe Domancich. Alla Procura di Roma sono stati consegnati 553 nomi di connazionali uccisi o scomparsi nel capoluogo quarnerino e dintorni, dal 3 maggio alla fine dei 1945. "I familiari di alcuni degli uccisi essendosi recati, spinti dall'angoscia, alla sede dell'Ozna a Fiume dove erano raccolti i cadaveri, avevano constatato che i funzionari a cui si erano rivolti erano i medesimi individui che erano penetrati nelle loro case per prelevare i congiunti poscia uccisi. (...) In tal modo l'uomo e la donna che avevano diretto il prelevamento dell'ex deputato della Costituente Sincich vennero identificati nel capo dell'Ozna Oscar Piskulic e nella sua amante (...)" si legge nella testimonianza di Luksic Lanini, membro del CLN di Fiume, consegnata alla Procura di Roma. Il figlio di Giuseppe Sincich, interrogato recentemente dal pubblico ministero Pititto, ha confermato le responsabilità di Piskulic sottolineando che suo padre "era un democratico, un economista, perseguitato dai fascisti, ma i democratici a quel tempo davano molto fastidio".

Da Adnkronos del 28 novembre 2000

Roma - Gli atti del procedimento a suo carico sono solo in lingua italiana e non croata. Così Oskar Piskulic, imputato nel processo sulle foibe che si tiene alla Corte d’Assise di Roma, ha fatto ricorso al Tribunale di Strasburgo per violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La Corte d’Assise ha infatti rigettato l’eccezione di nullità delle notifiche e dell’ordinanza di contumacia, mentre gli atti pervenuti a Piskulic sono in lingua italiana e non in lingua croata, come specificamente previsto - sottolinea il legale Livio Bernot- dalla Convenzione, anche alla luce della più recente normativa.

- - - IVAN MOTIKA - - -

Foto non disponibile

Età: 92 anni.

Residenza: Croazia.

Incarico: pubblico accusatore per l'Istria dal 1943 al 1947.

Testimonianze: familiari delle vittime.

Pensione INPS: dato non disponibile.

Le sue azioni valorose:

l'8 settembre del 1943 l'esercito italiano era allo sbando su tutti i fronti. In Istria ne approfittarono i partigiani di Tito conquistando diverse cittadine. Ivan Motika ricopriva il ruolo di "giudice del popolo", che decideva il destino degli italiani. "Il castello di Pisino era diventato in quei giorni prigione e quartier generale dei partigiani di Tito, il cui luogotenente (...) era tale Ivan Motika; nel castello si svolgevano i cosiddetti "processi" del "Tribunale del Popolo", presieduto dallo stesso Motika, che sentenziava a decine o centinaia le condanne a morte degli italiani. (...) Il 30 ottobre i resti dei due congiunti (padre e zio dell'estensore di questa testimonianza, imprigionati da Motika, n.d.r.) furono riportati alla luce da una cava di bauxite a Villa Bassotti. (...) "Erano nudi, le mani legate con il filo spinato ed erano stati tagliati i genitali e levati gli occhi. In tutto si ricuperarono 23 salme" così si legge nella deposizione alla Procura di Trieste di Leo Marzini, che racconta di aver incontrato in quei giorni tremendi, lo stesso Motika per chiedergli spiegazioni: "Non fece nulla per limitare le sue responsabilità e si limitò a dire che forse si era trattato di un errore". La deposizione raccolta a Trieste è stata inviata alla Procura di Roma assieme ad altre testimonianze, fra le quali spicca quella di Nidia Cernecca che ricorda ancora il padre decapitato su ordine di Motika, soprannominato "il boia di Pisino".

- - - GIUSEPPE OSGNACCO - - -

Foto non disponibile

Età: 79 anni.

Residenza: Slovenia.

Incarico: comandante militare della banda partigiana Beneska Ceta dal 1944.

Testimonianze:deposizioni al processo contro la Beneska Ceta e testimonianze varie.

Pensione INPS: 569.750 lire per tredici mensilità, 30 milioni d'arretrati.

Le sue azioni valorose:

Giuseppe Osgnacco, detto "Josko", ex sergente dell'esercito italiano, era il comandante militare della banda partigiana Beneska Ceta fin dal 13 agosto 1944. La formazione operò nelle Valli del Natisone con l'obiettivo dichiarato di annettere più territorio possibile della Venezia Giulia alla Jugoslavia di Tito. Nel 1959 fu istruito un processo contro gli appartenenti alla Beneska Ceta, ma l'amnistia promulgata da Palmiro Togliatti nel 1946 fece sì che fosse dichiarato il non luogo a procedere. Nella nuova inchiesta della Procura di Roma i reati di strage ai danni della popolazione italiana, con finalità di pulizia etnica, non possono andare in prescrizione. Le testimonianze raccolte da Giuseppe Vasi, un udinese che ha dedicato gran parte della sua vita a ricostruire i drammatici giorni della guerra sui confini orientali, sembrano confermare che la Beneska Ceta passava quasi sempre per le armi i prigionieri. "Sono state almeno 40 le persone ammazzate nei boschi circostanti le Valli del Natisone tra militari tedeschi, fascisti e anche civili". Ma la sorte più ingrata toccò a due giovani carabinieri, secondo la testimonianza oculare di Giovanni Lurman consegnata alla Procura di Roma. " I partigiani ordinarono loro di spogliarsi (...), li legarono mani e piedi e li spinsero nella buca (...).Loro piangevano dentro e più che buttavano terra e sassi si sentiva che urlavano" racconta il testimone che ammette di averli disseppelliti personalmente un mese dopo, all'arrivo delle truppe "alleate" (1945), riscontrando che almeno uno dei militari non aveva la pur minima ferita e quindi era morto dopo essere stato sepolto vivo.

- - - GUIDO CLIMICH - - -

Foto non disponibile

Età: 78 anni.

Residenza: Croazia.

Incarico: responsabile dell'Ozna di Pisino (Istria) nel 1945.

Testimonianze:Associazione famiglie deportati in Jugoslavia.

Pensione INPS: dato non disponibile.

Le sue azioni valorose:

nome di battaglia "Lampo", Guido Glimich era, alla fine della guerra, il temuto capo della polizia segreta di Tito a Pisino nella penisola istriana. L'Associazione famiglie deportati in Jugoslavia aveva raccolto numerose dichiarazioni sulla sparizione degli italiani, poi consegnate alla questura di Gorizia. "Mio figlio Mechis Giovanni fu prelevato il 3/5/1945 dai partigiani titini (...). Con altri otto paesani furono interrogati da un funzionario dell'Ozna, Guido Climich (...). Circa il 25 o 28 maggio furono portati a Montona e racchiusi nelle carceri (...). Il 12 Giugno 1945 un folto gruppo di prigionieri fu prelevato di notte. (....) Pochissimi fecero ritorno e io non seppi più nulla di mio figlio" scriveva in uno stentato italiano Antonio Mechis il 25 giugno del 1949.

- - - GIOVANNI SEMES - - -

Foto non disponibile

Età: 83 anni.

Residenza: Croazia.

Incarico: comandante militare di Zara e capo della polizia segreta di Tito dal 1944 al 1945.

Testimonianze:documenti della Regia Marina e Jugoslavi.

Pensione INPS: dato non disponibile.

Le sue azioni valorose:

il generale Giovanni Semes, che occupò Zara il 31 ottobre 1944, era comandante militare della piazza e capo della polizia segreta di Tito nella zona. Il giornale croato "Narodni List" ha pubblicato, cinquant'anni dopo, il bando di fucilazione degli abitanti del quartiere di Borgo Erizzo e di altri zaratini. Ventinove italiani erano compresi nel bando firmato dal generale Giovanni Semes, ma altri "settantatrè non hanno avuto la fortuna di essere giudicati perché sono finiti nella fossa marina dell'isola Lavernata nell'arcipelago delle Coronarie" scrive Ivijca Matesie in un'inchiesta giornalistica, acquisita agli atti dal pubblico ministero. Lo studioso Marco Pirina ha segnalato alla Procura di Roma la relazione del secondo reparto della Regia Marina del 20 giugno1945, conservata presso l'archivio centrale dello Stato, che conferma questi tragici fatti imputabili al generale Semes.

- - - MARIO TOFFANIN - - -

Foto non disponibile

Età: deceduto.

Residenza: Slovenia.

Incarico: comandante dei "Gap" (Gruppi armati partigiani) nell'alto Friuli e nella provincia di Gorizia.

Testimonianze:archivi del IX Corpus di Tito.

Pensione INPS: 672.270 per 13 mensilità.

Le sue azioni valorose:

Toffanin, nome di battaglia "Giacca", è il responsabile della strage delle malga Porzus sui monti friulani. Fra l'8 il 13 febbraio del 1945 massacrò con i suoi uomini, tutti partigiani garibaldini rossi, 22 combattenti della Resistenza della brigata "Osoppo", che si opponeva all'annessione alla Yugoslavia della Venezia Giulia. Nel 1957 Toffanin fu condannato all'ergastolo per l'eccidio di Porzus, ma si nascose prima in Yugoslavia e poi in Cecoslovacchia. Nel 1978 venne graziato dal presidente Pertini. La pensione Inps era la VOS 04908917: nonostante le sanguinose azioni anti-italiane, ha ricevuto 672.270 lire di pensione dall'Inps fino alla morte.

- Questi solo alcuni dei nomi presenti nel "libro paga" dell'INPS.

- Erogazione indebita di pensioni agli infoibatori:
A norma dell’art. 19 del Trattato di Pace firmato a Parigi il 10.02.47, entrato in vigore il 15.09.47, i cittadini italiani di età superiore ai 18 anni, residenti al 10.06.40 nei territori ceduti dall’Italia alla Jugoslavia ( 95 Comuni facenti parte delle ex provincie di Trieste, Gorizia, Fiume, Pola e Zara, attualmente appartenenti a Slovenia e Croazia) i quali erano in possesso della cittadinanza italiana alla data del 15.09.47 ed erano di lingua d’uso italiana, avevano la facoltà di optare per la conservazione della cittadinanza italiana entro un anno da tale data e cioè entro il 15.09.48. Tale termine fu poi riaperto per la durata di tre mesi con l’accordo italo-jugoslavo firmato a Belgrado il 23.12.50.

I non optanti divennero automaticamente cittadini jugoslavi.

A seguito del Trattato di Pace fu concluso fra Italia ed Jugoslavia un Accordo per il regolamento definitivo di tutte le obbligazioni reciproche di carattere economico e finanziario derivanti dal Trattato, dagli accordi successivi e dagli scambi di note. Accordi e scambi di note furono conclusi a Belgrado il 18 dicembre 1954 e l’Italia vi diede attuazione a mezzo del D.P.R. 11 marzo 1955, n. 210 ( G.U. n.82 del 09.04.55 ). L’art. 1 dell’Accordo prevede che “gli Organismi competenti jugoslavi assumeranno a partire dal 15.09.47, il servizio delle pensioni civili e militari”, mentre l’art. 8 stabilisce, al 1° comma, in 94.279.792,59 dollari USA il debito italiano per “riparazioni ed altre questioni” ed al 2° comma che “ il Governo italiano ed il Governo jugoslavo regoleranno tutte le questioni derivanti dall’applicazione delle presenti disposizioni attraverso uno scambio di note che, quando avrà luogo, farà parte integrante del presente Accordo”.

Tale scambio di note fu effettuato a Belgrado il 05.02.59, alla fine di una serie di accordi in materia di assicurazioni sociali:

A) La Convenzione italo-jugoslava sulle assicurazioni sociali, firmata a Roma il 14.11.57 e ratificata con legge 11 giugno 1960, n. 885 (G.U. n.210 del 29.08.60).

B) L’Accordo Amministrativo (di attuazione della Convenzione), firmato a Belgrado il 10.10.58.

Lo scambio di note 05.02.59, sulla falsariga del Trattato ed allo scopo di definire una volta per tutte i diritti degli ex abitanti dei territori ceduti, stabilisce uno spartiacque in materia di assicurazioni sociali, individuando due precisi destinatari:

  1. le “persone italiane” e cioè le persone che fino alla data dell’entrata in vigore del Trattato di Pace (15.09.47) avevano la nazionalità italiana e dopo tale data non hanno acquisito la nazionalità jugoslava (in pratica gli optanti con esito positivo);

  2. le “persone jugoslave” e cioè le persone che hanno acquisito la nazionalità jugoslava in forza del Trattato di Pace (in pratica i non optanti e gli optanti con esito negativo).

L’art. 2 dello scambio di note stabilisce che “ i periodi di assicurazione, di contribuzione e di lavoro compiuti prima del 1° maggio 1945 sotto la legislazione italiana in materia di assicurazione invalidità, vecchiaia e superstiti e di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dalle persone che hanno abitato nei territori ceduti dall’Italia alla Jugoslavia, sono presi in considerazione ai fini della liquidazione e del pagamento delle prestazioni:

  1. dalle istituzioni d’assicurazione sociale italiane (INPS e INAIL) se si tratta di persone italiane;

  2. dalle istituzioni di assicurazione sociale jugoslave se si tratta di persone jugoslave.

    Con circolare n. 1500 Prs. del 02.08.61 l’INPS ha disatteso tali accordi equivocando il principio di separazione dei diritti sancito nello scambio di note ed interpretandolo nel senso che dovevano essere presi in considerazione “i periodi di assicurazione compiuti nei territori ceduti” e non “i periodi compiuti dalle persone che hanno abitato nei territori ceduti”. Così ha riconosciuto il diritto all’accreditamento figurativo del servizio militare prestato (ante 1.5.45) dagli ex abitanti dei territori ceduti divenuti cittadini jugoslavi in forza del Trattato di Pace perché ha artificiosamente escluso il servizio militare dall’applicazione dello Scambio di Note, considerandolo come servizio prestato per lo Stato italiano e quindi in territorio italiano, escluso dallo scambio di note secondo tale distorta interpretazione (che, si ripete, distingue arbitrariamente i periodi di assicurazione ecc. compiuti nei territori ceduti dagli altri periodi di assicurazione compiuti fuori dei territori ceduti). Invece, nello spirito degli accordi tutti i periodi di assicurazione (anche figurativa) compiuti dagli ex abitanti dei territori ceduti (in qualsiasi territorio) anteriormente al 1° maggio 1945 devono essere presi in carico dall’Italia se trattasi di persone italiane e dalla Jugoslavia se trattasi di persone jugoslave. Non vi è quindi spazio per un riconoscimento di contributi anteriori al 1° maggio 1945 a carico dell’assicurazione italiana per le “persone jugoslave” e cioè per coloro che erano divenuti cittadini jugoslavi. Tant’è vero che gli stessi Organismi assicuratori Jugoslavi, quando trasmettono l’estratto contributivo dei cittadini jugoslavi precisano che i periodi anteriori al 1° maggio 1945 sono a carico della Jugoslavia, come da Scambio di Note 02.05.59, art. 2, lettera b), anche se si tratta di periodi di lavoro compiuti da cittadini ex italiani, quando i territori erano sotto la sovranità italiana. Si è giunti così all’aberrante ingiustizia di negare il diritto a pensione per i periodi di lavoro effettuati nei territori ceduti dagli ex cittadini italiani emigrati in U.S.A. prima di poter esercitare il diritto di opzione (e quindi diventati automaticamente jugoslavi loro malgrado) e di liquidare invece una pensione italiana integrata al trattamento minimo a favore di cittadini jugoslavi infoibatori che avevano un foglio matricolare italiano, magari con poche settimane. Oppure si è riconosciuto il servizio militare prestato nel IX Corpus di Tito, valutato il doppio secondo la legge jugoslava, ad una persona che era disertore dall’esercito italiano ed aveva compiuto il massacro di Porzus (Toffanin Mario alias Giacca).

    Si è giunti così all’aberrante ingiustizia di negare il diritto a pensione per i periodi di lavoro effettuati nei territori ceduti dagli ex cittadini italiani (e quindi diventati automaticamente jugoslavi loro malgrado) e di liquidare invece una pensione italiana integrata al trattamento minimo a favore di cittadini jugoslavi infoibatori che avevano un foglio matricolare italiano, magari con poche settimane. Oppure si è riconosciuto il servizio militare prestato nel IX Corpus di Tito, valutato il doppio secondo la legge jugoslava, ad una persona che era disertore dall’esercito italiano ed aveva compiuto il massacro di Porzus (Con tale distorta interpretazione l’INPS si è quindi predisposto ad accreditare i periodi di servizio militare anteriori al 1° maggio 1945 anche alle “persone jugoslave” individuate dalla Scambio di Note 05.02.59, che dovevano invece essere a totale carico degli Organismi assicuratori Jugoslavi.

    Tuttavia per l’accreditamento della contribuzione figurativa per servizio militare è necessario che vi sia almeno un contributo settimanale di assicurazione obbligatoria (art. 49 l. 153/69 e l. 1827/35), cioè di lavoro effettivamente prestato. Siccome per la quasi totalità dei casi trattati tale requisito non sussisteva perché non potevano far valere contribuzione effettiva in Italia, allora i sindacati hanno convinto il Ministero del Lavoro (Ministro in carica On.Tina Anselmi) che bisognava aggirare l’ostacolo mutuando dalla legislazione comunitaria fra i paesi membri della CEE in tema di assicurazioni sociali una norma che riguardava i lavoratori migranti e cioè la possibilità di tenere conto della contribuzione versata in uno qualsiasi dei paesi CEE , per appoggiarvi i contributi figurativi per servizio militare (art. 13, par.2, lettera D del regolamento CEE n. 1408/71).

    Tale errata interpretazione fu fornita all’INPS con circ. E I/37/81189 del 18.11.76 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Direzione Generale della Previdenza e Assistenza Sociale, che porta la firma del Sottosegretario Nino Cristofori (Ministro in carica On.Tina Anselmi).

    L’I.N.P.S. si adeguò prontamente, con circ. n. 1045 Ce.N.P.I. – n. 431 C. e V. del 17.05.77, ignorando il 3° comma dell’art. 2 della Convenzione bilaterale italo-jugoslava del 14.11.57 che espressamente escludeva l’applicabilità di Convenzioni internazionali stipulate con terzi Stati.

    Ottenuta quindi l’illegittima estensione dei Regolamenti CEE alla Convenzione italo-jugoslava, i Patronati di Assistenza Sociale (emanazione dei Sindacati, pagati dal Ministero del Lavoro proporzionalmente alle pratiche trattate con l’INPS) cominciarono a presentare migliaia di domande di pensione in convenzione italo-jugoslava di cittadini jugoslavi che avevano prestato servizio militare quando erano cittadini italiani. Nella maggior parte dei casi questi richiedenti si erano costituiti una posizione assicurativa jugoslava basata su semplice dichiarazione avallata da testimoni: sommando tale contribuzione jugoslava con quella ottenuta dall’accreditamento figurativo del servizio militare (art. 18 della Convenzione italo-jugoslava) maturavano 780 settimane (pari a 15 anni di assicurazione) ed il diritto alla pensione italiana integrata al trattamento minimo più 10 anni di arretrati, più interessi legali e rivalutazione monetaria sugli arretrati.

    Tutte queste precisazioni sono state oggetto di:

    1. esposto alla Corte dei Conti del 2.11.90 presentato da G. Gambassini (Lista per Trieste) e On.Giulio Camber di Trieste;
    2. proposta di istituzione di Commissione di Inchiesta presentata il 29.06.94 dai Senatori R.Bosco, Visentini, Fontanini, Tabladini ed altri;
    3. proposta di legge interpretativa n° 3429 del 16.11.95, presentata dall’On. Roberto Menia di A.N.;
    4. esposto presentato alla Procura della Repubblica di Trieste, in data imprecisata, dallo storico Marco Pirina di Pordenone (Circolo Silentes Loquimur) sul quale lo scrivente è stato sentito per ben quattro volte dalla Polizia Giudiziaria di Trieste, come persona informata sui fatti, nel 1996 e nel 1997;

    5. esposto al P.M. Giuseppe Pititto della Proc.della Rep. di Roma di data 17.02.97 presentato dal Sig. Paolo Biasutti, ex dipendente INPS di Udine, responsabile del Settore Convenzioni internazionali;

    6. esposto alla Corte dei Conti per “danno erariale” provocato dalla circolare Cristofori, presentato nel 1998 dal Sig. Scialpi Vittorio, di Codroipo (UD), membro del Comitato Provinciale I.N.P.S. di Udine. Analogo esposto era stato precedentemente presentato dal Sig. Scialpi alla Procura della Repubblica di Roma.

      Alla data del 31.12.93 lo stesso Presidente dell’INPS Mario Colombo relazionava al Senato che le domande accolte erano 27.700 per una spesa corrente riguardante il solo 1993 di 192,6 miliardi di lire. Considerando che le domande cominciarono a pervenire all’INPS nel 1985 e che gli arretrati erano corrisposti nell’ambito della prescrizione decennale, si calcola che al 31.12.90 si erano spesi 1.500 miliardi, 3.500 miliardi al 31.12.94, 3.930 miliardi al 31.12.1997. Lo scrivente è andato in pensione nel 1998 e non ha più seguito l’andamento della spesa.

Postato da : Bisqui il venerdì, 10 febbraio 2006 alle 01:34

05 febbraio 2006

Le tesi di fiuggi, Destra e Fascismo

Il secolo delle ideologie sta finendo e seppellisce le tentazioni totalitarie che l’hanno segnato. Se ne va il Novecento, con le sue contraddizioni e i suoi aspri scontri, e lascia al Terzo Millennio masse popolari protagoniste della storia, cittadini consapevoli del loro ruolo, conquiste tecnologiche e scientifiche e, soprattutto, una concezione della libertà come supremo valore che nessuno è più disposto a mettere in discussione.

Di questi cento anni di fuoco e di speranza, di conquiste sociali e di offese alla dignità umana, di avventure spaziali e di miserie morali, ogni italiano assume nel suo giudizio tutto senza tralasciare nulla. E proprio perché l'allucinante tragedia dei Gulag e dei Lager ha fatto comprendere a tutti i pericoli e gli orrori delle dittature, anche noi siamo sottomessi a quel diritto naturale che al primo posto annovera la tutela e la pratica della libertà come valore e bene prezioso ed irrinunciabile.

Da essa, dalla libertà, discende la nostra concezione dello Stato, della società, dei rapporti economici. Ad essa si ispira l'azione politica, tesa all'affermazione della persona umana, della destra italiana.

Per questo non si può identificare la destra politica con il fascismo e nemmeno istituire una discendenza diretta da questo.

La Destra politica non è figlia del fascismo. I valori della destra preesistono al fascismo, lo hanno attraversato e ad esso sono sopravvissuti.

Le radici culturali della Destra affondano nella storia italiana, prima, durante e dopo il Ventennio.

Il fuoriclasse


Hanno voglia i "folliniani" ed affini a definirlo "un peso" per il cdx, fatto stà però che ,se in questi giorni vediamo una accresciuta ed insperata fiducia su una possibile rimonta della CDL, lo si deve soprattuto a lui, al fuoriclasse della politica italiana al 70enne che ne dimostra 40, a quello delle corna e della bandana. Si avete capito, credo.
Sono bastate 2 settimane, 2 settimane di ritorno in tv e di un pò di sana propaganda liberale, che è tornata la fiducia (i sondaggi la giustificano) sulla possibile rimonta.
ITALIA, FORZA forse non sarai rossa...